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di Sant' Antonio Abate |
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| NOZIONI GENERALI
Vista la dispersione dei registri in cui fin dal secolo XIV venivano, in ottemperanza alle disposizioni legislative, annotati e diligentemente riprodotti i contrassegni usati dagli orafi e argentieri veneziani, l' unica possibilità per compilare un repertorio di tali punzoni è quella offerta dall' analisi diretta del maggior numero possibile di manufatti giunti fino ai nostri giorni. Dopo un accurato lavoro di censimento (non ancora ultimato), condotto negli anni, diedi alle stampe un piccolo prontuario aggiornato, molto schematico e di conseguenza privo di quelle nozioni e dettagli che a volte si rivelano indispensabili o di gustosa curiosità. Nel 1992 ebbi modo di pubblicare un aggiornamento in due volumi intitolato: "I Punzoni dell'Argenteria Veneta", Tomo I: "Venezia e Dogado", e Tomo II: "Lo Stato Veneto". Tali dati tratti dagli antichi archivi delle parrocchie veneziane, da quelli delle istituzioni monastiche nonchè dai carteggi privati delle famiglie patrizie e cittadinesche, saranno pubblicati nell' edizione definitiva che prevedo di far uscire fra qualche anno. Ho preso in considerazione il periodo della Repubblica Veneta, o più esattamente quello in cui fu in vigore il sistema veneto di punzonatura vale a dire (esclusa la breve interruzione del 1805) fino al 1810 quando verrà introdotto dall 'occupante francese un nuovo sistema che resterà inalterato per tutto il periodo Lombardo -Veneto. La maggior parte degli oggetti giunti fino a noi reca, oltre al contrassegno di Stato, quello dei Sazadori o Toccadori e solo una esigua minoranza è contrassegnata dal marchio dell' autore o da quello di bottega. Dunque, nonostante le disposizioni legislative, è assai frequente il caso in cui vi siano oggetti d' oro e d' argento totalmente privi di punzoni al punto da non avere neppure il contrassegno di Stato raffigurante il Leone di San Marco. A volte grazie alle "polize" sappiamo che un determinato oggetto è costato alquanti ducati ricavati talvolta da una generosa disposizione testamentaria, sappiamo che tale somma è stata "contada" al tale orefice che tenne bottega a Rialto o in Spadaria sotto una ben specificata insegna ma, quando capita che l' oggetto in questione (riconoscibilissimo da fortuite e dettagliate descrizioni degli inventari) sia sopravvissuto agli eventi, spesse volte ci troviamo davanti ad un oggetto privo di punzoni e pertanto, non potendo individuare la sigla certa di un determinato autore, non ci è possibile attribuirgli altre opere. Una gran moltitudine di oggetti presenta dei punzoni non del tutto leggibili e per identificarli, oltre a ricorrere all' ausilio di lenti d' ingrandimento o di particolari posizioni alla luce, bisogna esaminare attentamente l' oggetto facendolo ruotare in diverse direzioni fino a quando l' impronta del punzone sarà riconoscibile. Per tanto il sistema scientifico è in grado solo di proporci un fotogramma, a volte incomprensibile, affiancato da una didascalia che comunemente ritroviamo in diversi cataloghi: "punzoni poco leggibili". Il sistema ottocentesco, oltre ad essere più estetico e piacevole alla lettura, si propone di raffigurare il punzone tramite un disegno su fondo scuro, per meglio individuarne le parti in rilievo, riprodotte in chiaro. Trovandolo assai funzionale, ho ritenuto opportuno impiegarlo. Ho creduto utile arricchire gli elenchi sia degli orefici che delle botteghe, ma anche se tali elenchi sono più consistenti di quelli della passata edizione, sono da considerarsi come dei contributi e nulla più giacchè si è molto lontani anche da una panoramica complessiva. Sarebbe infatti da consultare una consistente quantità di documenti d' archivio: testamenti, atti notarili, "polize", cronache, ecc.: un lavoro che che abbisogna non solo di tempo ma anche della complicità della Sorte. Infatti a volte concorrono circostanze occasionali nel fornirci nuovi nominativi ad esempio le iscrizioni sulle lapidi o quelle rarissime rinvenute sugli stessi oggetti. E' recentissima l' eccezionale circostanza verificatasi nell' Agosto 1991 dell' apertura del sacello dove si custodiscono le reliquie di San Nicolò di Bari, venerate nella chiesa dedicata al santo vescovo di Mira al Lido di Venezia. Sopra le tre piccole urne lignee erano appoggiate alcune iscrizioni plumbee, la più antica del secolo XII, ed altre più recenti, tra le quali vi è una datata al 1282 dove si menziona come autore della medesima l' orafo Pantaleone Zancani, del quale peraltro nulla in più sappiamo. Nel concludere, credo sia utile puntualizzare che gli stessi contrassegni erano usati per bollare manufatti sia d' oro che d' argento e l' unica variante tra questi consisteva nella dimensione dell' impronta che era, per ragioni facilmente intuibili, maggiore negli argenti; inoltre servivano per bollare i manufatti destinati sia alla committenza civile che a quella ecclesiastica. Teoricamente tutti i manufatti d' oro e d' argento che si fabbricavano e vendevano a Venezia dovevano essere contrassegnati da diversi bolli; anche se il più delle volte troviamo solo uno o al massimo due punzoni e talvolta, anche in pezzi di ragguardevole qualità e dimensione, non vi è impresso neppure il sigillo dello Stato. La terminazione del 23 Ottobre 1335 stabilisce che ogni oggetto prima di essere portato alla Zecca per essere bollato, col pubblico sigillo di San Marco, dovesse esser marchiato col contrassegno dell'orefice che l' aveva eseguita o con quello proprio della bottega. E' assai probabile che questa terminazione non sancisse una nuova procedura in materia di punzonatura ma che ripetesse consuetudini precedenti enunciate in altre terminazioni il cui testo non ci è pervenuto. Poi i manufatti dovevano esser posti all' esame dei due Sazadori o Toccadori e una volta accertata la bontà della lega questi due ufficiali dovevano apporre il proprio contrassegno. Solo dopo questa operazione, alla presenza del N.H. Masser, veniva impresso nell' oggetto il sigillo di garanzia dello Stato raffigurante il leone di San Marco. La maggior parte dei manufatti veneziani non appare in regola con le disposizioni legislative, giacchè sono assai rari gli oggetti che recano impressi i 5 bolli prescritti e cioè: quello dell' orefice, quello della bottega, quello del primo Sazador o del primo Toccador, quello del secondo Sazador o del secondo Toccador, ed il leone di San Marco in moleca. Gran parte degli oggetti veneziani recano impressi solo due bolli, che corrispondono uno ad un Toccador o Sazador e l' altro al leone di San Marco, e assai di rado si riscontrano i bolli dell' artefice o della bottega nonostante le precise accennate disposizioni legislative. |
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| IL BOLLO DI SAN MARCO O GARANZIA DI STATO
A garanzia della bontà delle leghe d'oro e d'argento permesse dalle leggi ed impiegate nelle manifatture, lo Stato Veneto apponeva il proprio sigillo. Detto contrassegno raffigurava il leone di San Marco. La prima menzione scritta, finora rinvenuta, della bollatura degli argenti col pubblico sigillo raffigurante il leone di San Marco è del 1273 anche se il suo impiego può tranquillamente ipotizzarsi ad almeno un secolo prima, quando la Zecca veneziana inizia a battere moneta propria, cioè non più in nome dell' Imperatore bizantino ma in nome del Doge. Dall' analisi di manufatti di argenteria gotica si può riscontrare che il primo bollo di San Marco (o meglio il primo oggi conosciuto) raffigurava il simbolo del nostro evangelista entro un riquadro rettangolare. Successivamente, già in età gotica, il leone marciano sarà racchiuso entro un cerchio: esso si presenta di fronte, con aureola e le ali palmate a corona, simile nella forma ad un granchio e perciò comunemente detto "leone in moleca". Fino alla fine del secolo XVI i lineamenti del leone saranno piuttosto severi e lentamente tenderanno ad addolcirsi eliminando aluni particolari, come il piumaggio delle ali, che i più antichi ci mostrano in modo assai particolareggiato. A volte, a partire dal secolo XVII, si riscontra una variante del pubblico sigillo, raffigurante il leone di San Marco che porta una sola ala sulla destra e l' evangelio sotto la zampa. Il leone di San Marco era apposto solamente dalla "Zecca Regia", come si accenna ripetute volte in vari documenti ufficiali ma si può ipotizzarne l' uso provvisorio anche in altre realtà dello Stato. Ad esempio a Treviso nel secolo XV, verso il 1450, i manufatti eseguiti alla bontà della lega veneta venivano bollati col bollo di San Marco; lo stesso sembra avvenisse a Creta. Ho potuto riscontrare, su diversi oggetti databili ai secoli XV e XVI, dei bolli di San Marco leggermente differenti da quelli impressi nella maggior parte degli altri manufatti, soprattutto per ciò che concerne il diametro. Questi bolli, rilevati in oggetti conservati in Istria e Dalmazia, potrebbero, per cause a noi ignote, essere stati apposti da un ufficiale non residente a Venezia, delegato, per qualche ragione, al sazo temporaneo delle manifatture prodotte in quelle regioni. In età più recente è da segnalare anche un altra variante del bollo di San Marco, posto entro una sede insolita, a foggia di cartiglio. Tale bollo è stato riscontrato finora solo su di un oggetto, e precisamente su di un ostensorio della diocesi di Como, che, per essere accompagnato dal bollo del pubblico toccador Zuanne Premuda (1712-1749), è da ritenersi come bollo usato, forse in circostanze eccezionali, non ancora note, nella Zecca Regia. Il bollo di San Marco veniva posto indifferentemente sui manufatti sia d'oro che d' argento: i primi dovevano avere la bontà di lega di 22 Karati (cioè Peggio 96) ed i secondi una bontà di titolo di 888,8 millesimi (cioè Peggio 128). Vi era poi un altro bollo di San Marco, che personalmente non ho mai riscontrato ma che risulta ampiamente documentato dalle leggi a partire dal 1520. Questo pubblico contrassegno era destinato a marcare i lavori d' argento eseguiti colla bontà di titolo di 947 millesimi (cioè Peggio 60) e raffiguravano sotto al leone di San Marco in caratteri romani le cifre LX corrispondenti appunto al peggio. Il punzone raffigurante il leone di San Marco era gelosamente custodito in Zecca entro un cofanetto con tre serrature, ad ognuna delle quali corrispondeva una chiave diversa; queste erano custodite dal N.H. Masser e dai due Ufficiali alla Tocca e Sazo. |
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| BOLLI DI CONTROLLO
I bolli di controllo corrispondono ai contrassegni propri del primo e secondo Toccador o Sazador in Zecca, oppure di quello del Toccador o Sazador di Respetto. Il Sazo e la Tocca erano due sistemi usati nella Zecca di Venezia per l' accertamento del titolo, cioè della quantità di metallo prezioso presente in un determinato oggetto. Il sazo (assaggio) era usato quasi esclusivamente per gli oggetti d' argento il cui peso eccedesse le due once. Dall' oggetto veniva asportata, mediante una incisione a zig-zag, una piccola quantità di metallo che veniva posta sopra alcuni carboni ardenti in modo che si potesse osservarla nella fase di fusione onde stabilire con un riferimento certo (cioè un altro pezzettino di metallo prezioso di cui si conosceva il titolo) le eventuali differenze di comportamento dovute alla lega. Il secondo metodo, quello della tocca, molto più semplice, era usato per quasi tutti gli oggetti d'oro e per quelli d'argento il cui peso fosse inferiore alle due once. Esso consisteva nel raschiare con l'oggetto da esaminare una apposita pietra detta pietra di paragone. Su questa traccia veniva poi versata una goccia d' acido e se l' impronta non si cancellava si aveva la certezza che la lega dell' oggetto non era di titolo inferiore a quello per il quale la soluzione acida era stata disposta. Se l'oggetto d' argento pesava meno di due once il controllo del titolo era fatto per via di Tocca dagli ufficiali denominati appunto "Toccadori", se invece superava le 2 once di peso la bontà della lega era accertata per via di Sazo dagli ufficiali detti "Sazadori". L' oggetto veniva esaminato dai due ufficiali separatamente senza che essi potessero conferire con alcuno; durante l' esperimento del sazo e della tocca era vietato a chiunque di accedere al luogo dove detti ufficiali operavano. Sappiamo che nel secolo XVI il laboratorio dei Sazadori era posto sul rio della Zecca; su quel lato vi erano 5 volte, la prima con la sua fucina era usata per la sbiancadura o purificazione degli ori, la seconda e la terza per i due Sazadori, la quarta per il Sazador de Rispetto e la quinta per il Gastaldo della Zecca. Solitamente i bolli dei Toccadori o Sazadori si distinguono dagli altri perchè raffigurano due iniziali divise da un simbolo figurato. La figura dei Sazadori dovrebbe essere d' istituzione molto antica: essi sono già menzionati in una terminazione del 23 Giugno 1313 trascritta nel Capitolare dei Massari in Zecca. Purtroppo non abbiamo un elenco dettagliato di tutti gli ufficiali deputati a questo ufficio ma solo alcune notizie, che possiamo considerare abbastanza complete solo nell'età barocca. Si ignora, al presente, persino la data di entrata in carica all' ufficio e la data di abbandono che potrebbero esserci di valido aiuto nel situare cronologicamente i manufatti controllati da un determinato ufficiale; nella maggior parte dei casi non si è riusciti ad accertarsi nemmeno del contrassegno proprio dei Sazadori o Toccadori. Solitamente, per evitare i disordini della vacanza della carica, appena eletto un Sazador chiedeva al Magistrato della Zecca di poter affiancarsi un aiutante o coaditore, generalmente il figlio o un parente prossimo, da istruire nel mestiere e da preparare alla successione nell' ufficio in caso di morte. Oltre ai Sazadori ordinari, vi era il Sazador di rispetto, che era di norma il coadiutore più anziano scelto ed approvato dal Magistrato in Zecca, e che in caso di morte di uno dei due ordinari ne prendeva le veci. Alcuni di questi contrassegni sono stati identificati grazie soprattutto al loro frequente apparire, in oggetti datati, a fianco di punzoni propri di orafi o di botteghe. Tuttavia nell' insieme dei contrassegni che ritengo certamente di controllo non riesco a dare una giusta collocazione ad una serie di punzoni che appaiono con gran frequenza lungo tutto il secolo XVIII. Essi sono tutti accomunati dal fatto che riproducono il pubblico sigillo di San Marco sotto il quale vi sono, a volte, intercalate da uno o da due punti, due lettere iniziali. I Sazadori o Toccadori venivano eletti, fin dal 1490, direttamente e congiuntamente dal Doge, i Consiglieri, i Capi del Consiglio dei Dieci ed i Massari in Zecca. |
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| I BOLLI DI BOTTEGA
Tra i bolli presenti nei manufatti in metalli preziosi i bolli di bottega sono forse i più interessanti; essi raffigurano il più delle volte dei simboli o delle figure che solitamente alludono all' insegna della bottega e che potremmo definire dunque parlanti. Altre volte recano la denominazione della bottega per mezzo di una o più parole. |
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| I BOLLI D' AUTORE
I bolli d' autore sono i più rari e difficili da riscontrare. Essi costituiscono in pratica la firma dell' artigiano in tante pregevoli opere che nonostante siano contrassegnate da un' iniziale, un monogramma, un simbolo figurato o da più lettere, sono rimaste, per il momento, anonime in attesa che nuove ed attente ricerche ne rivelino la sicura paternità. |
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